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Ferrara

Un vestito di gabardine blù
gli unici fiori sulla cravatta.
Ottobre di provincia, pacato, quasi lieve,
sfugge l’ombra lunga del castello,
cercando sul listone i raggi caldi
di un sole che ancora brucia;
ma troppo presto se ne va.
Come ormai lontano quel tempo
quando, il profumo d’autunno
tra il cigolio dei banchi
era quello dell’inchiostro viola,
e l’unica realtà, l’attesa della campanella.
La scuola ora è un tribunale.
L’ingenuità, la possibilità del sogno, il volo
giacciono tra i bastioni delle mura,
soffocati dalla caduta di milioni di foglie.
Gli intonaci del centro
splendono delle tempere del tramonto
cacciando l’ estasi del rimpianto.
Nude bugie d’estate
s’insinuano sotto i cubi di porfido,
tra le nicchie gotiche della Cattedrale;
attendono il gelo, per essere scoperte.
Freme l’acqua del fossato ad una brezza improvvisa
Un vestito di gabardine blù, ormai troppo leggero,
affretta il passo di vorrebbe ancora un po’ restare.