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La fine del mondo

LUI ......e se domani finisse il mondo
LEI    la campagna gelata ci circonda
LUI    tutto cancellato in un istante
LEI    raggi di sole radono le zolle
LUI    metamorfosi irreversibile
LEI     il tepore di un bacio
LUI    un urlo, l’ultimo
LEI    ah se potessimo restare
LUI   tutto inutile dobbiamo sparire
LEI   tutto inutile ci dobbiamo lasciare

Ferrara

Un vestito di gabardine blù
gli unici fiori sulla cravatta.
Ottobre di provincia, pacato, quasi lieve,
sfugge l’ombra lunga del castello,
cercando sul listone i raggi caldi
di un sole che ancora brucia;
ma troppo presto se ne va.
Come ormai lontano quel tempo
quando, il profumo d’autunno
tra il cigolio dei banchi
era quello dell’inchiostro viola,
e l’unica realtà, l’attesa della campanella.
La scuola ora è un tribunale.
L’ingenuità, la possibilità del sogno, il volo
giacciono tra i bastioni delle mura,
soffocati dalla caduta di milioni di foglie.
Gli intonaci del centro
splendono delle tempere del tramonto
cacciando l’ estasi del rimpianto.
Nude bugie d’estate
s’insinuano sotto i cubi di porfido,
tra le nicchie gotiche della Cattedrale;
attendono il gelo, per essere scoperte.
Freme l’acqua del fossato ad una brezza improvvisa
Un vestito di gabardine blù, ormai troppo leggero,
affretta il passo di vorrebbe ancora un po’ restare.

Neve

La neve di molti inverni
ha lasciato i suoi fiocchi
sui miei capelli.
I raggi caldi dell’estate
Hanno disegnato
nuovi percorsi
sul mio viso.
Solo il mio cuore
Non sente stagioni.
L’alba che si apre
Svelandomi
il tuo volto
saluta il nostro amore
come quel primo giorno.

14 FEBBRAIO 2000

Gelosia

Si sparge come grano
Ma non è seme
Che nascosto nella zolla
Attende voglioso l’estate.
E’ bava appiccicosa
Che non mi lascia
Avvolge la notte
Negando sogni lievi.
Tu che sai, dimmi
Cosa c’è di sbagliato
Nel dire ti amo
A chi ti ha tradito ?
Si sparge impalpabile
Ma non è profumo di pitosforo
Che la bora fonde
All’odore del mare.
E’ un’eco
Che ti percuote dentro
Frenando ogni slancio
Gelando le parole.
Tu che sai dimmi
cosa c’è di sbagliato
nel continuare a sperare
sapendo che non potrai dimenticare.
La strada che mi corre incontro
Non concede pensieri.
Si avanza lo sguardo avanti
Verso un incerto destino.
Ma tu che sai
Potrai un giorno
Tornare a dirmi
“Ti amo “.

La betulla

A mio padre.

Perché e’ morta la betulla?
Giace eppure si erge, rimanendo assente
Nuda, ombra senza ombra
Il verde intorno quasi la offende.
Perché solo lei Lei sola
Tra gli alberi del prato ?
Sopra la diafana corteccia
In alto molto in alto
Che quasi non si vede
Spezzato da una freccia
Ci trovi inciso un cuore
Rimpianto di un amore
Dissolto in un istante
All’apparir del sole
Tutti alla fine si rimane soli
Perché ci sono cose che nessuno sente
Si muore fuori nel divenire vecchi
Si lascia tutti all’improvviso
Lasciando il dubbio di non aver compreso
Sono loro gli altri,quelli che rimangono
Che restano soli a chiedersi perché ?
Una betulla è morta
Cosa avrà detto al vento ?!?